20Luglio2024

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Un canile d'oro sull'immondizia

Può rimanere su una discarica un canile che costa 360 mila euro all’anno? Che senso ha spendere ingenti risorse da destinare agli amici a quattro zampe se poi non ci si preoccupa di lasciarli in un luogo che può rappresentare una minaccia per la loro salute e per quella degli addetti che quotidianamente li accudiscono? Sono i quesiti che si sta ponendo l’amministrazione comunale dopo che il nubifragio del 7 ottobre ha sostanzialmente sventrato parte della vecchia discarica di fosso Lavandaio, lungo un ruscello trasformato dalla piena in torrente impetuoso, che costeggia proprio il canile comunale in cui, al momento, sono ospitati circa 200 cani. Con i rifiuti scavati dalla furia dell’acqua e trasportati per almeno un chilometro a valle è diventato evidente un paradosso sepolto dalla dimenticanza e da mezzo metro di terra, quella utilizzata per chiudere la discarica del Lavandaio, che tutti conoscevano per essere stata la prima discarica di Marconia: una vecchia cava di un ettaro e mezzo attiva per circa quindici anni, dal 1970 al 1985, come luogo di stoccaggio dei rifiuti urbani, ma anche come improprio punto di riferimento dei cittadini che da sempre hanno considerato quella zona il posto più appropriato per i propri conferimenti in autonomia, ai limiti della legalità o ben oltre la legalità.
Nulla di segreto, dunque. Al massimo una vecchia storia sepolta sotto terra, racchiusa in un’area lasciata senza recinzioni, con tanto di possibile accesso al pascolo, alla caccia ed alla raccolta di chissà quali leccornie regalate da madre natura. Nulla che poteva sfuggire, alcuni anni dopo la chiusura del sito, a chi ha deciso di costruire un canile comunale progettato sul ciglio della “munnezza”. Ma c’è voluto il rovinoso fragore dell’acqua per irrorare nuovamente la memoria degli amministratori locali. Perché sono venute fuori le evidenze. E di fronte alle evidenze si cambia approccio. Si diventa più responsabili e si trova il coraggio di prendere le distanze da scelte del passato. L’evidenza, in questa storia, è quel triste scenario di rifiuti sparpagliati per almeno un chilometro, quel cattivo odore che rende malsana l’aria e che porta ad interrogarsi sulla salute dei luoghi, quella paura di non  conoscere la natura di tutto quanto scaricato in quel posto.
“Stiamo facendo tutte le valutazioni necessarie -  spiega l’assessore all’ambiente Pasquale Domenico Grieco – per capire i livelli di sostenibilità del canile. In buona sostanza stiamo cercando di stabilire se il canile può restare lì o va spostato”. Un quesito posto anche dall’Asm. L’amministrazione sembrerebbe orientata a spostare il ricovero, anche perché, con questi presupposti, non verrebbe facile autorizzare il prossimo ampliamento della struttura, in via di progettazione.  Intanto resta da attuare un percorso urgente per il ripristino dei luoghi e la messa in sicurezza della discarica. Il Comune ha stimato una spesa di circa 400 mila euro, parte dei quali potranno arrivare dalla ripartizione fatta martedì mattina a Matera sulla scorta delle prime disponibilità della giunta regionale, in base alle quali a Pisticci sono stati assegnati 250 mila euro. “Sono fondi utili per un primo step. Il nostro progetto completo – precisa l’assessore Grieco - prevede la raccolta dei rifiuti trascinati dalla pioggia, la sistemazione dell’argine del ruscello con dei gabbioni, l’utilizzo di una guaina per l’impermeabilizzazione dei rifiuti e la copertura dell’area con della terra”. L’ipotesi è che il ciclo biologico della discarica possa essersi esaurito (fatto che semplificherebbe gli interventi richiesti), anche se le modalità di conferimento dell’epoca, molto permissive e poco soggette ai controlli, indurrebbero a non escludere scenari più complessi, di fronte alla cui eventualità potrebbe essere opportuno studiare il tipo di inquinamento prodotto dalla discarica in questi anni e la tipologia di contaminazione subita dal terreno, per stabilire così l’azione più appropriata di bonifica e messa in sicurezza. D’altra parte fosso Lavandaio è noto per essere luogo di misteri e reati. Non è ancora stata dimenticata la storia dei fusti tossici venuti alla luce alcuni anni fa, dopo essere stati interrati a ridosso della stessa stradina che conduce al canile, solo un chilometro più avanti. Per gli illustri precedenti sarebbe meglio usare il massimo zelo nell’intervenire in un luogo che vanta un tale curriculum. Per il futuro, invece, prima di autorizzare una nuova edificazione, sarebbe opportuno guardare prima sotto i piedi e poi nella storia amministrativa di Pisticci invece di affidarsi alla benevolenza della pioggia.

Roberto D'Alessandro
pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata