Durante l’ultimo consiglio comunale sono state approvate le linee programmatiche di marca pentastellata. Ancora una volta tanto attese, con il loro carattere strettamente pragmatico, rischiano di non rispondere pienamente alle esigenze di un deciso cambio di passo amministrativo chiesto dalle urne elettorali esattamente otto mesi fa.
Otto mesi sono troppi per riproporre, in sostanza, il programma elettorale al quale tanta cieca protesta aveva già dato credito, limandolo solo lì dove la cruda realtà si è già imposta: vedi i temi ambientali, dove i propositi rivoluzionari hanno ceduto il passo a generiche “azioni d’impulso” destinate ad enti competenti sordi, sappiamo, anche alle cannonate. Obiettando cavilli, le opposizioni invece di dire che non c'era nulla di nuovo da leggere, pretendere spiegazioni lì dov'è passata la lima e avanzare proposte, si sono esibite nella solita ammoina propagandistica, annunciando un deferimento al Prefetto, lanciando vuote accuse di fascismo e, sempre al solito, abbandonando i lavori. Insomma, su quel fronte, la batosta elettorale non ha ancora dato la stura ad autocritica, a nuova strategia politica e, giocoforza, nemmeno agli ormai necessari e reali “cambiamenti”.
Ritorniamo al presente, su cui il cieco popolo é stato costretto ad indirizzare la propria fiducia. Si fa molta fatica a leggere le linee programmatiche approvate perché, a dispetto degli intenti, hanno lo stesso appeal di un manuale del perfetto burocrate e a nulla vale, mi permetta Sig.ra Sindaco, aver detto in consiglio stesso che esse sono perfettibili di concerto con gli stessi cittadini: pur comprendendo che la situazione trovata è disastrosa, che si è costretti a correre dietro ad un ordinario scientemente mai gestito in passato, che ci si scontra costantemente con poteri occulti ostili ad ogni rinnovamento, e che tutto ciò comporti il depauperamento di tempo, energia ed anche passione, queste linee mancano di quella carica immaginifica che pure mi era capitato di auspicare in alcuni interventi ospitati su questo sito, confermata palesemente nel risultato elettorale.
La dimensione della vittoria del M5S è da considerarsi quasi come un estremo atto di fede verso la politica, con un portato irrazionale determinante, frutto di brama di rispetto e di giustizia sociale estromessi da tempo dall’orizzonte dei partiti tradizionali. Se è quanto mai vero che chi ha vinto ha il compito di riportare tutto ad una dimensione razionale e del possibile, è altrettanto vero che non deve nemmeno ridurre l’azione amministrativa all’esile filo pragmatico che lega i tanti “zero-qualcosa” annunciati senza mirare ad un sogno possibile, un obiettivo credibile, un progetto capace di trasformare la protesta in coinvolgimento, in sentita e “perfettibile partecipazione”.
Per essere concreti: un sogno possibile sarebbe stato (potrebbe ancora essere?), per esempio, far convergere le linee programmatiche verso l’obbiettivo di ricucire la frattura tra Pisticci Centro e Marconia, frattura che dissangua casse comunali e, soprattutto, la comune memoria collettiva, linfa anch’essa per una ancor più sentita partecipazione.
Michele Mario Viggiani