27Gennaio2021

 

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Tecnoparco, 39 mila tonnellate di smaltimenti illeciti. La procura: 'Non poteva non sapere'

L’ORIGINE DELLE INDAGINI - All’Eni erano convinti che le indagini a loro carico fossero “originate e causate dall’attenzione investigativa/mediatica sull’impianto di smaltimento pisticcese” di Tecnoparco Valbasento, il cui trattamento reflui è stato posto sotto sequestro preventivo nell’ambito dell’ordinanza del gip del tribunale di Potenza che contesta a 37 persone il reato di traffico illecito di rifiuti in relazione ai reflui del Centro Olii di Viggiano. Della Spa Tecnoparco è amministratore delegato il presidente di Confindustria Basilicata Michele Somma, mentre il Consorzio Industriale della Provincia di Matera, cioè un ente pubblico, detiene il 40% delle quote.      

I PRESUNTI ILLECITI - In effetti le indagini, in origine, “riguardavano presunti illeciti da parte del centro smaltimento reflui Tecnoparco” e paventavano “la possibilità che da parte di Eni e Tecnoparco venissero poste in essere una serie di condotte indebite volte a mascherare le reali modalità di trattamento e di smaltimento delle acque di scarto derivanti dal ciclo produttivo e a celare le criticità e le anomalie legate alle emissioni gassose ed ai corrispondenti sistemi di controllo”, come è premesso nell’ordinanza, nella quale risultano indagati, per conto di Tecnoparco, il presidente del CdA Nicola Savino ed il direttore tecnico - responsabile di laboratorio dell’impianto di smaltimento Domenico Scarcelli.

MIASMI E PROTESTE - Per le forti proteste di popolazione, associazioni e Comune di Pisticci sin dall’estate 2013 a causa dei miasmi provenienti dai reflui che il Cova inviava a trattamento anche presso Tecnoparco, l’Eni aveva chiesto un piano per ridurre drasticamente i conferimenti in Valbasento. Il clou della protesta si determinò nel giugno 2014, pochi giorni prima del black day di Eni, quando cioè alle emissioni di Viggiano si aggiunsero problemi di miasmi più intensi sui vari impianti di trattamento reflui utilizzati per smaltire i liquidi del Cova. “E’ possibile che la criticità del gas abbia effetti sulle acque smaltite? Ci segnalano problemi di odori dagli impianti”, scrive quel giorno in un sms Vincenzo Lisandrelli a Luca Bagatti rispettivamente coordinatore ambiente Sime e responsabile produzione distretto meridionale Eni.

H2S E SFORAMENTI - Proprio in quei giorni si crearono i presupposti per una campagna di analisi di Arpab sollecitata dal Comune di Pisticci al termine della quale venne rilevata la presenza di H2S nei miasmi dei reflui provenienti da Viggiano. Arpa Matera certifica che dal 6 al 22 ottobre 2014 “in tutti i giorni di misura in diverse ore si è registrato per l’Idrogeno Solforato ‘H2S’, il superamento del valore guida contro gli odori molesti fissato a 7microgrammi/m3 dall’O.M.S. da non superare per più di 30 minuti di esposizione, precisamente ci sono stati 247 superamenti della media semioraria”.
Nel frattempo, tuttavia, la procura individua una serie di attività ritenute rilevanti ai fini dell’ordinanza, nella quale si appura “la rilevanza strategica di Tecnoparco nel traffico illecito posto in essere per lo smaltimento dei rifiuti liquidi di Eni”.

IL TAROCCO DEI CODICI CER - Nel ricostruire le fattispecie di illecito la procura, per mano dei suoi consulenti, ha determinato che Eni, per i rifiuti liquidi contenuti nelle due vasche del Centro Olii (V560-TA-002 e V560-TM-001) operava una caratterizzazione “favorevole” che aveva “ricadute di natura economica in quanto consentiva un notevole risparmio di costi di smaltimento” nonché una sorta di miscelazione non autorizzata all’interno del ciclo lavorativo. E’ il famoso gioco dei codici CER citato dal procuratore antimafia Roberti, in base al quale il “principale rifiuto del COVA è stato volutamente ed arbitrariamente classificato come rifiuto non pericoloso attribuendogli il codice CER 161002” che ha permesso ad Eni un risparmio di svariati milioni di euro.

UN ILLECITO DA 39 MILA TONNELLATE - Questo meccanismo riguardava anche i reflui trasportati a Tecnoparco che nel 2013 riceve oltre 197.000 tonnellate di scarti dalla vasca TA-002 e 19.594,49 dalla vasca TM-001, mentre nel 2014 saranno rispettivamente 172.000 circa e 20.012,26. A questi rifiuti Eni applicava codici CER contestati dalla procura che individuerà i codici giusti indicando anche la pericolosità delle sostanze in essi contenuti. Nel caso di Tecnoparco, va precisato, l’AIA in suo possesso permetteva di trattare uno dei due codici CER individuati dal consulente della procura, ovvero quello corrispondente ai reflui provenienti dalla vasca TA-002. Secondo le attribuzioni del consulente Sanna, pertanto, “sono state smaltite illecitamente presso l’impianto Tecnoparco Valbasento, 19.594,49 tonnellate per l’anno 2013 e 20.012,26 tonnellate per l’anno 2014”, ovvero quelle corrispondente al codice della cui autorizzazione la società valbasentana era sprovvista. E Tecnoparco, secondo l’ordinanza, “non poteva non sapere”.

TECNOPARCO NON POTEVA NON SAPERE - Secondo le valutazioni dell’inchiesta giudiziaria, infatti, “la posizione dell’impianto Tecnoparco e della sua proprietà appare fin troppo chiara: esso, in qualità di impianto di trattamento/depurazione, era il ricettore finale della maggior parte dei rifiuti, provenienti dalle vasche V560-TA-002 e V560-TN-001 del Centro Oli durante il periodo di indagine.
Il contributo tecnico ed operativo di Tecnoparco nel conseguimento del programma illecito prefigurato dal management Eni appare senza dubbio fondamentale e funzionale alla predisposizione di risorse e di mezzi per la realizzazione del delitto di cui all’art. 260 D.Lgs 152/2006.
In tale ottica devono essere inquadrate le responsabilità penali dello Scarcelli e della proprietà dell’impianto che, per il volume economico e contrattuale prodotto dal rapporto con Eni, non poteva non sapere delle conseguenze illecite che si stavano producendo, anche sulla scorta della proteste sollevate dalla cittadinanza di Pisticci. Peraltro, nonostante le problematiche odorigene percepite, nessun controllo idoneo veniva realizzato, dimostrando sia lo staff tecnico che la proprietà dell’impianto l’intenzione di voler ignorare la vera natura e provenienza dei rifiuti consegnati presso l’impianto”.

Riguardo ai miasmi viene fatto rilevare che gli attori della vicenda, pur consapevoli, non hanno approfondito le analisi ambientali sul refluo incriminato.
Un “approfondimento – riferisce l’ordinanza – avrebbe condotto ad appurare che nelle acque reflue del Cova è presente H2S, così come attestato dall’Arpa di Matera, per l’impianto Tecnoparco di Pisticci”.
E’ in questo contesto che gli inquirenti fanno rilevare come sia “indubbio che […] Scarcelli ed in parte Frulli, essendo mossi dalla intenzione di favorire l’afflusso dei rifiuti presso il loro impianto per ragioni di natura chiaramente economica omettevano di porre in essere controlli idonei ad appurare la vera natura e provenienza dei rifiuti consegnati presso loro impianto”.

ECONOMIA VS AMBIENTE - Nel quadro ricostruito dalla procura, insomma, l’interesse economico viene ritenuto preponderante rispetto a quello ambientale nonostante la consapevolezza che alcune attività stessero creando “una serie di problematiche, soprattutto odorigene, di pubblico dominio”.

Roberto D'Alessandro